CENTRO MEDICO THIENESE SRL

DIAGNOSTICA PER IMMAGINI - MEDICINA SPECIALISTICA - FISIOTERAPIA

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L'amore non fa male al cuore: lo dice il cardiologo

Felice. Fui davvero felice quando, in età adolescenziale reduce da dubbi di ogni sorta, scoprii che far l’amore, anche tanto, non produceva danni organici. Fu una vera benedizione!
Ora ho le conoscenze scientifiche per poter comprendere con ragionevole certezza, la validità di quella rivelazione. Non solo. Come medico e come cardiologo, posso tranquillamente affermare che l’attività sessuale regolare non fa male al cuore, anzi. L’attività sessuale regolare è addirittura consigliata dalle linee guida internazionali: quella sorta di vademecum terapeutico, che sulla base di concrete prove scientifiche, indica ai medici un orientamento terapeutico univoco: una guida appunto. Certo, ora non aspettarti che il tuo cardiologo ti prescriva una attività sessuale prima o dopo i pasti principali, ma parlandoti, da uomo a uomo o da donna a donna, ti potrà consigliare di avere una attività sessuale regolare, utile anche a preservare il tuo apparato cardiovascolare e prevenire disturbi cardiovascolari. Anche se ti potrà sembrare strano, tale affermazione, credi, nasce da un razionale: l’attività sessuale, oltre che “gratificante”, mantiene il nostro equilibrio neuro-ormonale e soprattutto mantiene bassi i livelli di colesterolo e tende ad abbassare la pressione arteriosa. Non ti pare prevenzione questa? Come cardiologo, appropriandomi degli argomenti a me strettamente cari, sottolineo come la riduzione del colesterolo e della pressione arteriosa sia uguale a dire riduzione del rischio di infarto del miocardio, molto semplicemente. La dottoressa Ancona Valdillo, dopo uno studio svolto in Messico, ha provato che nelle donne una volta raggiunti i cento orgasmi, il rischio di infarto si dimezza.
Come cardiologo, inoltre, dalla parte del cuore (concedimi questa enfasi), non importa neppure quanti anni hai: una attività sessuale regolare, fa bene anche agli uomini della cosiddetta mezzaetà e oltre. Questo è emerso da uno studio svolto da ricercatori della Università di Bristol diretti da Shah Ebrahim, dopo aver seguito per 20 anni 3000 uomini tra i 45 e 59 anni a Caerphilly, nel Galles meridionale e pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health. Uno dei risultati ottenuti da questo lavoro era appunto la prova che coloro i quali facevano meno sesso, erano più esposti ad attacchi cardiaci. Pensa.
Ma ti dirò di più. Non importa neppure se hai subito un danno al tuo cuore o se hai una malattia cardiovascolare. Spesso, infatti, mi si rivolge la domanda: “Ho avuto un infarto (o “sono iperteso” o “ho una malattia del cuore”) posso fare l’amore ancora con tranquillità?” A questi pazienti, io spesso rispondo con una domanda : “Lei è in grado di fare due rampe di scale?” La risposta, dopo uno sguardo incredulo del mio interlocutore, è quasi sempre ovvia: “Si!” “Bene” concludo “ Allora Lei è in grado di fare l’amore quando le pare!”. Mi spiego: l’atto sessuale è paragonabile ad una attività fisica di grado moderato, dove si raggiungono mediamente frequenze cardiache intorno ai 120-130 battiti per minuto, con pressioni arteriose intorno ai 160- 180 mm Hg insomma piu’ o meno come fare due rampe di scale con una discreta veemenza. Al tuo cuore non interessa se batte perché lo sforzo che stai facendo è determinato da strani movimenti ondulatori del tuo corpo o perché stai salendo due rampe di scale. Il tuo cuore batte e basta e batte di piu’ quando ce n’è bisogno: quel che serve per sostenere un sforzo fisico di qualunque origine. Per cui se hai subito un insulto cardiaco, o se sei iperteso, o se hai una malattia cardiovascolare e conduci una vita normale, puoi avere una attività sessuale normale, senza grossi problemi. Già, “normale” e sottolineo il termine “normale”, perché quello che più ci preoccupa, come cardiologi, è appunto quando un paziente cardiopatico, ha un rapporto sessuale diciamo “emozionalmente più coinvolgente”. Quasi tutti gli infarti del miocardio e successivo esito fatale durante un rapporto sessuale, ad onor di cronaca, accadono quando il soggetto è coinvolto in un rapporto sessuale inconsueto o con un partner occasionale. Questo perchè durante un rapporto sessuale ad esempio extra-coniugale, lo stress che il cuore subisce è notevolmente maggiore a causa di una maggiore produzione endogena di adrenalina che comporta una maggiore tachicardia (battito accelerato) e un maggiore aumento della pressione arteriosa con un rischio quindi elevato di subire un grave danno, talora fatale, per chi un danno lo aveva già subito.
Alla luce di tutto ciò, spero di averti fornito qualche elemento in più nel convincimento che “far l’amore fa bene al cuore”… E la prossima volta che sentirai il detto “niente sesso siamo inglesi”, pensa con un sorriso sornione: “ peggio per loro!”.

Non arrabbiatevi: gli attacchi di rabbia favoriscono ictus e infarto

Ictus, infarto, sindrome coronarica acuta, rottura di aneurismi e aritmia. Sono alcuni dei problemi cardiovascolari che diventano più probabili dopo un attacco di rabbia. È quanto si legge dalle pagine della rivista European Heart Journal dove è stato recentemente pubblicato lo studio statunitense condotto da Elizabeth Mostofsky della Harvard School of Public Health di Boston assieme ai suoi colleghi. «Nelle due ore che seguono uno scatto di rabbia il rischio di ictus aumenta di 4 volte e quello di infarto di 5 volte rispetto ai momenti nei quali non si rileva presenza di rabbia» afferma la ricercatrice. Non è certo la prima volta che si valutano gli aumenti temporanei dei rischi per il cuore legati agli attacchi d’ira, ma gli studi finora pubblicati coinvolgevano solo poche persone, ad eccezione di uno che ne ha coinvolte ben 4.000. «Anche per questo motivo abbiamo scelto una meta-analisi, ovvero l’analisi congiunta di tutti gli studi pubblicati su questo argomento» spiega la ricercatrice, che nella sua analisi ha riunito i dati provenienti da 9 studi clinici pubblicati tra il 1995 e il 2013 da ricercatori di diverse nazionalità. Come affermano gli autori, lo studio non permette di affermare che la rabbia di per sé sia la causa di questi eventi cardiovascolari, ma svela per esempio che il rischio nelle 2 ore successive allo scoppio d’ira è più alto nelle persone che già sono a rischio. «In pratica il rischio si somma a quello già esistente, calcolato – nel caso dello studio – con il punteggio Framingham per il rischio cardiovascolare a 10 anni» spiega Mostofsky, che poi aggiunge «e siamo anche di fronte a un effetto cumulativo, ovvero le conseguenze cliniche aumentano all’aumentare della frequenza degli attacchi». Inoltre, nel calcolare l’aumento delle probabilità di ictus, infarto e altri eventi cardiaci è importante tenere conto anche dello stress psicologico che potrebbe avere un ruolo di tutto rispetto nei meccanismi che legano la rabbia ai problemi di cuore e vasi. Per limitare i danni legati agli attacchi d’ira, gli autori suggeriscono di ricorrere ai farmaci nei casi più complessi, ma Suzanne Arnold, della University of Missouri di Kansas City non si dimostra del tutto d’accordo e afferma che l’approccio farmacologico da solo non basta: «Bisogna agire in modo più ampio e comprensivo senza tralasciare lo stress psicologico e tutte le sue implicazioni per riuscire a far fronte a un cuore ostile». C’è comunque un’affermazione sulla quale gli esperti concordano: lo strumento più efficace per salvaguardare il cuore è senza dubbio la prevenzione.